
Nello studio architetti Monza di Daniele Gabetta siamo per l’architettura sostenibile, l’architettura green, un’architettura che non impatta negativamente sull’ambiente, ma che nemmeno scende a compromessi sul confort abitativo. Ormai abbiamo imparato che un nuovo modo di progettare e un nuovo modo di vivere sono possibili, basta solo volerlo.
Nel nostro blog ci piace parlare anche di progetti e innovazioni dei grandi architetti che stanno lasciando la loro impronta nel mondo, proponendo soluzioni residenziali e lavorative all’avanguardia e sostenibili. Scoprire le abitazioni del presente, ci permette di capire meglio cosa ci attende in futuro e qual è la strada migliore da seguire.
Per questo motivo in passato abbiamo dedicato tantissime news all’architettura sostenibile e a come i grandi architetti sono giunti a progettare edifici passati ormai alla storia. Oggi vogliamo continuare su questa scia e dedicare questa news a un nuovo modo di progettare: l’architettura biofilica.
Sebbene l’architettura biolifica appartenga ai giorni nostri, dobbiamo tornare agli anni ’80 per la nascita del termine “biofilia”. Coniata dallo psicologo Eric Fromm, è stata resa popolare dal biologo Edward O. Wilson nel 1984.
Secondo lo scienziato, la biofilia, amore per la vita, l’uomo ha bisogno della natura ed essa corrisponde a un bisogno primario, un bisogno strumentale per la salute fisica e per quella mentale. In poche parole la natura è essenziale per il benessere dell’uomo.
Perché questo dovrebbe interessare gli architetti? Perché partendo da questa ipotesi scientifica si è subito pensato agli ambienti che viviamo ogni giorno e per la maggior parte del tempo: luoghi residenziali e di lavoro. Il nostro habitat è lontanissimo dalla natura, è artificiale e non favorisce assolutamente il contatto con la natura di cui abbiamo tutti bisogno.
Partendo da queste considerazioni e dall’ipotesi di Wilson, gli architetti hanno iniziato a chiedersi se c’era un modo migliore per curare la progettazione interna ed esterna delle case. Il lavoro di analisi degli architetti è stato semplificato dallo stesso scienziato, il quale ha individuato precise caratteristiche per rendere un ambiente in linea con l’ipotesi biofilica:
Questi principi hanno ben presto dato vita ad una nuova forma di architettura dove al centro non c’è solo il benessere dell’uomo, ma la sua costante relazione con la natura, una relazione positiva.
La progettazione biofilica, o architettura biofilica, appare subito come un’evoluzione naturale dell’architettura green, dove non si cerca solo il confort abitativo e di impattare il meno possibile sull’ambiente, ma si punta tutta sulla relazione uomo-natura.
L’architettura biofilica, oltre ad aiutare a recuperare l’importante rapporto con la natura che ormai abbiamo perso e sottovalutiamo, aiuta a migliorare il benessere collettivo di tutti coloro che vivono o lavorano in ambienti biofilici, riduce lo stress, aumenta la concentrazione e grazie alla costante presenza della natura, dona un senso di appagamento, ormai sconosciuto all’uomo.
Ecco tre esempi accuratamente selezionati dal nostro studio architetti Monza, strutture che secondo noi rappresentano alla perfezione la progettazione biofilica e che, non lo neghiamo, sono anche una meraviglia per gli occhi.

Restiamo a Milano e concentriamoci sulla costruzione che sta prendendo forma a ridosso del Parco Lambro: l’ufficio biofilico ideato dall’Architetto Kengo Kuma Welcome, feeling at work.
Per l’ex area Rizzoli, si tratta di una grande possibilità di riqualificazione dove non troveranno posto solo uffici, ma anche spazi comuni, ristoranti, negozi, spazi espositivi, un supermercato, un’area wellness, un auditorium e ovviamente tantissimo verde.
Tutto del progetto punta a un miglior equilibrio tra vita privata e vita professionale: ambiente rilassante, spazi aperti che ben si adattano agli incontri informali, a piccoli break di qualità e a ricaricare le energie insieme agli amici.
Il cantiere si è aperto nel 2021 e dovrebbe concludersi entro il 2024.

Immagina un grattacielo dove, al suo interno, trova posto un’oasi naturale composta da oltre 80mila piante: un enorme polmone all’interno di un modernissimo palazzo. Questo è CapitaSpring, un grattacielo di 280 metri, 51 piani situato a Downtown Core, il distretto finanziario di Singapore, e progettato da nomi illustri come BIG - Bjarke Ingels Gourp (lo Studio che si è occupato del progetto conclusivo di CityLife di cui abbiamo parlato in questa news) e CRA - Carlo Ratti Associati.
Questo grattacielo non è semplicemente un perfetto esempio di modernità, ma rappresenta alla perfezione le linee guida della progettazione biofilica. Al suo interno infatti si trova una foresta pluviale allestita con estrema attenzione: le aree verdi si trovano nella piazza coperta al piano terra e si sviluppano lungo in sistema di rampe e percorsi aerei che accompagnano i visitatori in un percorso rigoglioso e a contatto con la natura, fino a scoprire la Green Oasis (situata a circa metà dell’edificio) e lo Sky Garden sulla sommità. Queste aree verdi sono visibili anche dalla strada grazie ad appositi scorci creati sulla facciata dell’edificio, un perfetto gioco di vetro e acciaio che rende viva la creazione di BIG e CRA.
La torre contiene uffici, negozi, aree ristoro, residenze private e numerosi spazi collettivi dove poter godere della compagnia delle piante.
Restiamo a Singapore per scoprire un altro edificio realizzato secondo i canoni della biofilia. Si tratta dell’ospedale cittadino intitolato a Khoo Teck Puat progettato da RMJM in collaborazione con CPG Consultants, un ospedale in grado di rompere con il passato.
Si tratta infatti di un ospedale molto diverso da quelli che vediamo di solito, un ospedale trasformato in un giardino guarigione grazie alle numerose specie vegetali presenti al suo esterno. Nelle immediate vicinanze si trova anche un parco lacustre che si trasforma in un piccolo svago per i pazienti ricoverati.
Nulla è stato lasciato al caso: le numerose terrazze sono tutte ricche di vegetazione e sul tetto ci sono orti coltivati i cui prodotti vengono utilizzati nelle mense ospedaliere. Il messaggio sembra essere chiaro: il verde e in generale la natura sono considerati come un importante momento di cura.
Il Khoo Teck Puat Hospital è anche una struttura ecosostenibile. Grazie alla sua particolare progettazione il verde contribuisce a creare un microclima fresco e con aria salubre, ma è anche in grado di incanalare la circolazione dell’aria riducendo di circa il 60% l’uso dei classici sistemi di ventilazione meccanica.

Il mondo dell'architettura continua a regalarci nuovi modi di progettare e di pensare agli spazi residenziali e lavorativi. Nonostante alcune differenze, tutte queste correnti sono accomunate da un particolare molto importante: la natura. Poco importa se la natura diventa parte integrante della progettazione o se è un elemento che deve essere rispettato e non sfruttato senza troppo ritegno. La natura e la nostra relazione con essa guidano ormai le mani di tutti gli architetti, sempre alla ricerca di nuovi modi di progettare nel pieno rispetto dell'ambiente circostante. Se secoli fa questa attenzione non c'era, oggi è diventata il punto di partenza per qualsiasi progetto.
Anche nello Studio di Daniele Gabetta, Architetto Monza, prestiamo grande attenzione a questi aspetti. Non è infatti un caso se in fase di progettazione della Quinta Essenza ci siamo concentrati sulla sostenibilità del progetto. Il futuro è ormai green e speriamo di essere testimoni di tanti altri progetti come questi, progetti che passeranno sicuramente alla storia.
Consulta i servizi e le prestazioni che offriamo nel nostro studio di architetti Monza e se desideri fissare un appuntamento o ricevere maggiori informazioni sulla Quinta Essenza non esitare a contattarci.
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