
Nello studio di architettura a Monza di Daniele Gabetta dedichiamo una grande attenzione all’architettura green. Non parliamo solo di risparmio energetico, di edifici o di materiali ecosostenibili, ma dell’idea che architettura e natura debbano convivere e rispettarsi: più precisamente, è proprio l’architettura che deve rispettare ed adeguarsi alla natura.
In molti articoli e progetti abbiamo parlato dell’importanza della sostenibilità energetica, ma oggi vogliamo dedicare un articolo alla storia dell’architettura per mostrare che queste idee green sono state abbracciate e promosse da molti illustri architetti di fama internazionale. Vogliamo mostrarti come sia possibile progettare edifici o interi quartieri nel pieno rispetto della natura circostante!
Il primo tema da affrontare riguarda proprio l’architettura organica e due grandi architetti ad essa collegata: Louis Henry Sullivan e Frank Lloyd Wright.
Ma facciamo un passo alla volta: cos’è l’architettura organica? Si tratta di una branca dell’architettura moderna che ricerca e promuove l’armonia tra uomo e natura o, più chiaramente, tra le creazioni dell’uomo (edifici e arredi) e l’ambiente naturale in cui essi si inseriscono. Contrariamente a quanto veniva fatto in precedenza, questo filone di pensiero voleva che l’uomo rispettasse il delicato equilibrio che governa la natura.
Alla base dell’architettura organica vi era quindi il rifiuto della mera estetica, della sua incessante ricerca a discapito di tutto il resto; si ripudiava il gusto superficiale a favore di una libera interpretazione dello spazio a propria disposizione e di una sua armonizzazione.
Il fondatore nonché massimo esponente di questa “filosofia architettonica” fu l’architetto americano Frank Lloyd Wright, uno dei professionisti più influenti del XX° secolo. Per lui la natura non era semplicemente un dato di fatto, ma uno spunto e un importante punto di riferimento da cui doveva partire la progettazione.
Potremmo trascorrere ore a parlare di Wright, della sua visione, del suo stile e della sua idea circa l’architettura, ma un suo progetto riesce a declinare, meglio di mille parole, la sua essenza: la Casa sulla Cascata (Fallingwater), nota anche come Casa Kaufmann.
Costruita tra il 1936 e il 1939 e annoverata dal 2019 tra i patrimoni dell’umanità UNESCO, questa casa unisce alla perfezione l’architettura e l’ambiente esterno. Wright infatti riesce a fondere i materiali naturali reperiti in loco (il camino poggia su un macigno che diventa il fulcro dell’intera composizione) con una moderna tecnologia espressiva che si integra alla perfezione con l’ambiente circostante e che, quasi, lo completa.
La struttura stessa della casa richiama la cascata, i suoi salti, le rocce, la stratificazione del terreno: Wright ottiene un’unione talmente perfetta e totale, che questa casa non potrebbe esistere in nessun altro luogo se non dove è stata realizzata. In questa opera è l'architettura che si è piegata alla natura e, a modo suo, cerca di assecondarla e imitarla.
Louis Sullivan, da molti considerato il padre del Movimento Moderno, è stato un altro grande architetto americano e fu proprio nel suo studio che mosse i primi passi professionali Wright.
Sullivan, primo moderno architetto americano, abbandona l’idea dell’ornamento e dell’estetica forzata a favore delle necessità oggettive di ogni edificio: questo non significa che i suoi progetti siano poveri, ma presentano un design accuratamente selezionato, ma mai sfacciato o eccessivo. L'architetto, infatti, è alla continua ricerca di una realizzazione armonica e organica delle diverse parti dell'edificio, idee che verranno poi riprese e declinate proprio da Wright.
Lasciamo gli Stati Uniti d’America e torniamo nella cara vecchia Europa, più precisamente in Spagna. Nella regione della Catalogna, in particolare a Barcellona, si sviluppa tra la fine del XIX e l’inizio del XX° secolo un’altra corrente architettonica che influenzerà profondamente questo mondo: si tratta del modernismo catalano.
Se non hai mai sentito parlare di questo movimento, conosci sicuramente il suo principale e più famoso esponente: Antoni Gaudí.
Il modernismo catalano si sviluppa all’interno del più ampio fenomeno dell’Art Nouveau, dal quale però si discosta in parte proprio grazie alle opere visionarie di Gaudí. Questo movimento trae ispirazione dalla tradizionale cultura catalana e dalla voglia della ricca borghesia locale di modernizzare il paese senza, però, rinunciare alle loro radici e alle loro tradizioni. Il modernismo catalano racchiude al suo interno una sorta di paradosso: rilanciare le tradizioni aspirando, al contempo, alla modernità.
Quegli anni furono caratterizzati da nuove tecnologie, nuovi materiali, ma, soprattutto, si abbandonarono le classiche forme accademiche a vantaggio delle linee curve e asimmetriche, impreziosite da motivi vegetali e animali. È proprio in questo ambiente così frizzante e dinamico che emerge la figura di Antoni Gaudí, un architetto che, ancora oggi, riesce a stupire. Questo maestro dedicò la sua vita all’architettura dando sempre voce ai suoi pensieri, ai suoi tormenti interiori, senza limitare la sua personalità e il suo stile.
Durante i suoi anni di maturità, Gaudí nutriva un profondo rispetto, quasi reverenziale, per la natura e la creazione divina. Fu proprio la natura la sua infinita fonte di idee, tanto che Gaudí si scagliò duramente più volte contro tutti quegli architetti che, per generazioni, si erano lasciati guidare solo dalle forme promosse dalla geometria euclidea, forme senza dubbio perfette e gradevoli, ma assenti in natura.
La natura, per Gaudí, era un’incomparabile maestra e questo lo spinse a una costante ricerca e riproduzione nei suoi progetti delle forme naturali, delle linee curve, dinamiche e mai banali.
Oltre alla Sagrada Família, un’altra opera cardine della visione di Gaudí è senza dubbio Casa Batlló, entrata a far parte dei patrimoni dell’umanità UNESCO nel 2005. Il restauro di questo palazzo seguì i dettami di Gaudí e, più precisamente, il suo amore per le linee curve presenti in natura. La sinuosità delle forme e la loro naturalezza sono presenti in tanti lavori di Gaudí.
Ebenezer Howard fu un urbanista inglese noto soprattutto per aver declinato per primo l’idea di città giardino, o Garden City, idea alla quale dedicò un’intera opera. Alla fine del XIX° secolo, le città furono afflitte da un sovrappopolamento senza precedenti e, per contro, le campagne si spopolavano sempre di più.
Questo fenomeno creò non pochi problemi alle città che iniziarono a imbruttirsi e a conoscere un crescente degrado. Nella sua idea, Howard voleva unire i vantaggi della vita cittadina a quelli della campagna, creando nuovi centri abitati (quasi utopici) in grado di racchiudere solo i vantaggi dei due mondi. In questo mondo si sarebbe anche arginato lo spopolamento delle aree rurali.
Nel suo studio Howard chiarì con dovizia di particolari le caratteristiche di queste città giardino. Anzitutto si trattavano di centri abitati di precise dimensioni al cui centro si trovava un grande parco attorno al quale si sviluppavano aree residenziali a bassa densità, alle quali si accedeva grazie a viali puliti e a una rete ferroviaria che correva lungo i confini cittadini.
L’idea di Howard, però, non prese piede e per molto tempo fu considerata dimenticata. Solo numerosi anni dopo, architetti del calibro di Wright ripresero l’idea di Howard e la svilupparono, finendo per integrare la natura nell’architettura e non più soggiogarla ad essa.
Sebbene la prima città giardino d’Europa fu Letchworth Garden City, situata appena fuori Londra, anche in Italia abbiamo un famoso esempio di questa città giardino. Stiamo parlando del Villaggio Solvay, un complesso residenziale che sorge a Rosignano Solvay, in provincia di Livorno.
Il villaggio, fortemente voluto da Solvay, riproponeva al suo interno la gerarchia presente in fabbrica: le case più belle (tipo 1, 2 e 3) spettavano al direttore e agli ingegneri, altre case erano destinate agli impiegati (tipi 4-8) e si concludeva con quelle riservate agli operai (tipo 9). Nonostante questa differenza gerarchica, le case erano immerse nel verde ed erano tutte servite da viali ordinati e alberati. I lotti su cui si trovavano le residenze erano disposti secondo una griglia ortogonale ben precisa e pianificata. Nulla era lasciato al caso!
All’interno del villaggio si trovavano tutti i servizi principali, comprese le aree svago ed edifici pubblici. Questa visione permise di creare non un polo industriale imbruttito e degradato, ma un villaggio ordinato, autosufficiente e ben inserito nella natura, realizzando così l'ideale di Howard.
Architettura organica, modernismo catalano e città giardino: queste ideologie mettono al centro la natura, superando l’idea che la natura debba piegarsi al valore dell’uomo.
La storia dell'architettura è lunga, ricca e assai complessa, ma è bello vedere che già a partire dal secolo scorso gli architetti abbiano iniziato a interrogarsi sul rapporto e sulla relazione tra natura e architettura riuscendo, anche, a superare tale dualismo. Questo è la prova che è possibile, oggi più che mai, puntare su un'architettura più green, rispettosa della natura e, al contempo, di grande pregio, ricorrendo alle tecnologie di ultima generazione.
Ecco perché l'Architetto a Monza Gabetta continua a puntare tutto su un'architettura sostenibile: i grandi maestri del passato ci insegnano che questo è possibile e che non dobbiamo più vedere la natura come un ostacolo ai nostri progetti, ma un valore aggiunto decisamente unico.
Per l'Architetto Daniele Gabetta è sempre un piacere ripercorrere i passi dei professionisti che hanno lasciato un'impronta indelebile nella storia dell'architettura; è anche grazie a loro, al loro impegno e alle loro visioni se questo campo si è evoluto così tanto negli ultimi decenni. Dobbiamo guardare al passato con rispetto e imparare da esso per progettare un futuro migliore e più sostenibile.
Nello studio di architetti a Monza di Daniele Gabetta portiamo avanti il nostro lavoro sempre con il medesimo entusiasmo: se desideri maggiori informazioni sui nostri servizi contatta i nostri uffici. Ti ricordiamo che il servizio del tele-architetto è sempre attivo!
Vogliamo concludere questo articolo con una bellissima citazione di Wright che ben declina quanto abbiamo detto fino ad ora.
"Una casa non deve essere su una collina, o su qualsiasi altra cosa. Deve essere della collina, appartenerle, in modo tale che collina e casa possano vivere insieme, ciascuna delle due più felice per merito dell'altra." - Frank Lloyd Wright
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