fbpx

Architettura Giapponese: gli Edifici più Brutti di Tokyo

27 Aprile 2021

Architettura Giapponese: gli Edifici più Brutti di Tokyo

Due tra gli edifici più brutti del Paese del Sol Levante

In un precedente articolo l’Architetto Monza Daniele Gabetta aveva già illustrato due edifici che, ad oggi, vengono considerati tra i più brutti al mondo. Se ti sei perso quella news, ti consigliamo di leggerla a questo link. Quelli, però, non erano i soli esempi degli edifici considerati tra i più brutti al mondo.

La storia mondiale dell'architettura, infatti, è ricca di edifici mai apprezzati e di errori commessi in buona fede. Alcuni direbbero che i gusti sono soggettivi e che la sperimentazione e la continua ricerca spesso portano a risultati non proprio riusciti.

Qualunque sia il motivo per cui degli architetti hanno deciso di progettare e realizzare edifici così particolari e bizzarri, l'Architetto Gabetta e tutto il suo studio di architetti Monza credono che sia interessante scoprire anche queste costruzioni.

Del resto anche gli edifici più brutti al mondo riescono ad attirare folle di curiosi armati di macchina fotografica. Questo è il caso dei due edifici di cui parleremo oggi, entrambi situati a Tokyo, città famosa per la sua tecnologia e per il particolare stile di vita.

Aoyama Technical College Building

Aoyama Technical College Building

Voliamo a Tokyo e, più precisamente, nel famoso e dinamico quartiere di Shibuya. A pochi minuti a piedi dalla stazione di Shibuya, forse la più affollata di tutta Tokyo, si trova l’Aoyama Technical College.

Fin qui nulla di strano, se non fosse per l’architettura del palazzo. Realizzato nel 1990 dall’Architetto Makoto Sei Watanabe, la struttura della scuola ricorda molto uno dei robot protagonisti degli anime e dei manga giapponesi, quei robot che, decenni fa, hanno allietato anche i pomeriggi di tanti bambini italiani.

Non è infatti un caso se questa scuola viene anche chiamata “Gundam Building”. A ben vederla, infatti, appare chiaro il riferimento al famoso robot giapponese, noto anche come mobile suit.

Questa imponente struttura metallica che ricorda proprio Gundam, sovrasta la vicina casa in legno, come a volerla inglobare. Guardandolo con attenzione, si nota subito la modernità dell’edificio, soprattutto considerando gli anni nei quali è stato realizzato.

Sebbene Tokyo e in generale il Giappone siano famosi per la tecnologia e l’avanguardia, questo edificio non ha messo d’accordo tutti, considerato troppo strano anche per Tokyo. A “giustificarlo” è lo stesso architetto che sul suo sito Web, oltre a sottolineare che l’architettura dovrebbe smuovere la coscienza e il cuore delle persone, afferma anche:

“Questo edificio è composto da molte parti. Sono tutti elementi architettonici essenziali: pali, serbatoi d'acqua, parafulmini, giunti di vario tipo. Ma queste parti, anche dopo aver adempiuto alle loro funzioni richieste, mantengono lo slancio della loro crescita, sorgendo come tanti giovani germogli che fioriscono su una fornitura sufficiente di acqua e luce.”

Nonostante le numerose critiche, l’edificio viene considerato un perfetto esempio dell’architettura post-moderna giapponese, tanto che lo stesso architetto ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti per il suo lavoro.

Che dire? Ai posteri l’ardua sentenza!

M2 Building

M2 Building

Come ti immagineresti uno show-room di un’importante casa automobilistica come la Mazda? Negli ultimi anni ci siamo abituati a vedere showroom ultra moderni, realizzati soprattutto in acciaio ed enormi vetrate che lasciano passare la luce naturale. Nella maggior parte dei casi si tratta di edifici nuovi (o ristrutturati) facilmente riconoscibili da chiunque.

Se questa è l’immagine che tutti hanno di uno show-room di automobili, in Giappone le cose sembrano essere un pochino differenti.

Restiamo a Tokyo per scoprire un secondo edificio che, grazie alla sua particolare forma, è entrato di diritto in diverse classifiche relative gli edifici più brutti al mondo.

Stiamo parlando del M2 Building progettato dall’Architetto Kengo Kuma per la casa automobilistica giapponese Mazda. Se un’immagine vale più di mille parole, ti invitiamo a osservare la fotografia di questo edificio.

L’elemento che attrae immediatamente l’attenzione è la colonna con capitello ionico che si erge sicura e massiccia sopra i due edifici di Mazda. Se nell’Antica Grecia queste colonne erano simbolo di eleganza, abilità di lavorazione del marmo e progettuale, in questo edificio del 1991 non trasmette il medesimo significato.

Ritrovare un capitello così massiccio tra due edifici moderni e dalle forme assai particolari è decisamente bizzarro e lascia perplesso chiunque osservi la struttura. La domanda che sorge spontanea a tutti è: perché inserire una colonna ionica in tale contesto?

Diverse riviste di architettura definiscono questo progetto come un insieme confuso di tanti, troppi elementi tra loro non ben collegati. Oltre alla colonna ionica infatti troviamo edifici in cemento armato e vetro, archi, triglifi e altri elementi presenti in diverse scale che rendono l’insieme caotico e per nulla armonioso.

In una recente intervista lo stesso Architetto Kuma ha detto che prova un certo imbarazzo per alcuni suoi progetti, che si riferisse proprio a questo?

Architetto Monza concentrato sull'architettura green

I due esempi architettonici non solo mostrano quanto diversi siano i gusti delle persone, ma anche quanto distanti possano essere le visioni di diversi architetti. Se in molti casi si cerca sempre di unire la bellezza estetica e progettuale alla voglia di causare stupore in chi osserva un edificio, qui sembra che gli architetti si siano soprattutto concentrati sul voler stupire ed essere ricordati in futuro.

Questo non vuol dire che tali opere e i loro creatori meritino meno rispetto, ma semplicemente che dall'altra parte del mondo le idee che stanno alla base dell'architettura possono differire da quelle a cui noi siamo abituati. Ciò che conta è che, per quanto brutti e discutibili siano questi edifici, scatenano sentimenti ed emozioni contrastanti in chiunque li osservi: alla fine è un bene che l'architettura non lasci del tutto indifferenti!

Nello studio di architetti a Monza di Daniele Gabetta sono in corso altre discussioni inerenti gli edifici più particolari ad oggi esistenti e sulle critiche ad essi mossi. Scoprire l'architettura mondiale è sempre interessante, perché ci fa confrontare con realtà diverse e concorre ad aprirci la mente.

Tralasciando per un attimo questi edifici, l'Architetto Gabetta continua ad essere concentrato sui suoi numerosi progetti, molti dei quali incentrati sulla riqualificazione energetica edifici esistenti, ristrutturazione edilizia resa possibile dalle agevolazioni ancora in vigore. Per maggiori informazioni sui servizi del nostro studio di architettura Monza, ti consigliamo di consultare la nostra carta servizi.

Se invece desideri visionare alcuni dei lavori portati a termine dall'Architetto Gabetta, ti consigliamo di consultare il portfolio, con particolare attenzione per il progetto di Torre Hadid Milano, un edificio che non può rientrare tra i più brutti del pianeta!

Per maggiori informazioni, o per fissare un appuntamento con l'Architetto Gabetta, contatta il nostro Studio.

Scorri le News